TEMPORANEAMENTE IN MANUTENZIONE

Immortale

13/10/2011









Pare che nacque meno desiderato di quanto dovuto,
ma non piangeva.
Non era sano quel corpo, non sarebbe sopravvissuto,
ma non si lamentava.
Aveva pochissimi giorni e lo salvò un camice bianco,
si dice che rideva.
Tre anni, si buttò da un gioco della fiera nel parco,
lo presero al volo.


Aveva pochi anni e sapeva così tante cose della morte,
che avrebbe dovuto godere del gusto di vivere, vivendo.
Aveva pochi anni, era tanto ingenuo ma talmente forte,
che è cresciuto credendo che, in realtà, si vive morendo.


Troppo presto ha sviluppato l'intelletto, la logica e la paura:
si dice che giocava
quando parlava di un quadro che nella sua camera scura,
fisso, lo guardava.
Erano i primi e chiari segni di un'esistenza sovrannaturale,
mai stata capita.
Erano i primi e depistanti indizi di uno squilibrio mentale,
e così fu definito.


Stava crescendo, e sapeva così tante cose del terrore,
che da adulto, di nient'altro si sarebbe mai spaventato.
E poi, sapeva così poche cose della serenità del cuore,
che da adulto, anche del nulla si sarebbe accontentato.


I primi anni della scuola, era buono e sorrideva a tutti,
sembrava vivo,
finché non conobbe la forza insuperabile del bulletto
che lo umiliava.
Da quel momento ebbe frequenti crisi di tipo nervoso,
e ne soffriva.
Una volta pare che avvertì il demonio in una medusa
che lo sfiorava.


Quando si accorse di non essere creduto dalla gente,
inventava di tutto per fingere di essere come è ognuno:
faceva esperienze pur prevedendone le conseguenze,
amava tutti, anche se ad amarlo non era quasi nessuno.


Visse la sua infanzia sempre nella povertà più dignitosa,
la madre l'amava,
lei era l'unica persona pronta a scommettere qualcosa
sulla sua creatura.
Lui prendeva un voto basso, non temeva una punizione,
ma piangeva
perché sapeva cosa fosse per una mamma la delusione,
e ne aveva paura.


Dell'altro genitore non ricorda nulla per cui inorgoglirsi,
i ricordi turbati gli ripropongono solo tante grida, sputi,
una partita a carte, degli insegnamenti a tempo perso,
ragionamenti senza senso, e troppi problemi insoluti.


D'improvviso crebbe e bruciò via quell'infanzia folle,
la finse normale
pur di non aver difficoltà a rapportarsi con le donne.
Ma andava male:
s'innamoravano di lui perché sapeva fermare il tempo,
era passionale,
ma si legava tanto da riuscire a diventare un violento,
un animale.


Oggi lui vive sull'insegnamento di tutti gli errori che ha commesso,
vent'anni a fingersi uguale agli altri, quando è bello perché diverso:
non è mai stato un malato mentale, ma prigioniero di un complesso,
che non gli faceva capire d'aver vinto quando credeva d'aver perso.
Era fragile, incompreso, ed ogni episodio che poteva essergli fatale,
lo ha reso una persona vera che, nonostante tutto, resterà immortale.





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13/10/2011









Pare che nacque meno desiderato di quanto dovuto,
ma non piangeva.
Non era sano quel corpo, non sarebbe sopravvissuto,
ma non si lamentava.
Aveva pochissimi giorni e lo salvò un camice bianco,
si dice che rideva.
Tre anni, si buttò da un gioco della fiera nel parco,
lo presero al volo.


Aveva pochi anni e sapeva così tante cose della morte,
che avrebbe dovuto godere del gusto di vivere, vivendo.
Aveva pochi anni, era tanto ingenuo ma talmente forte,
che è cresciuto credendo che, in realtà, si vive morendo.


Troppo presto ha sviluppato l'intelletto, la logica e la paura:
si dice che giocava
quando parlava di un quadro che nella sua camera scura,
fisso, lo guardava.
Erano i primi e chiari segni di un'esistenza sovrannaturale,
mai stata capita.
Erano i primi e depistanti indizi di uno squilibrio mentale,
e così fu definito.


Stava crescendo, e sapeva così tante cose del terrore,
che da adulto, di nient'altro si sarebbe mai spaventato.
E poi, sapeva così poche cose della serenità del cuore,
che da adulto, anche del nulla si sarebbe accontentato.


I primi anni della scuola, era buono e sorrideva a tutti,
sembrava vivo,
finché non conobbe la forza insuperabile del bulletto
che lo umiliava.
Da quel momento ebbe frequenti crisi di tipo nervoso,
e ne soffriva.
Una volta pare che avvertì il demonio in una medusa
che lo sfiorava.


Quando si accorse di non essere creduto dalla gente,
inventava di tutto per fingere di essere come è ognuno:
faceva esperienze pur prevedendone le conseguenze,
amava tutti, anche se ad amarlo non era quasi nessuno.


Visse la sua infanzia sempre nella povertà più dignitosa,
la madre l'amava,
lei era l'unica persona pronta a scommettere qualcosa
sulla sua creatura.
Lui prendeva un voto basso, non temeva una punizione,
ma piangeva
perché sapeva cosa fosse per una mamma la delusione,
e ne aveva paura.


Dell'altro genitore non ricorda nulla per cui inorgoglirsi,
i ricordi turbati gli ripropongono solo tante grida, sputi,
una partita a carte, degli insegnamenti a tempo perso,
ragionamenti senza senso, e troppi problemi insoluti.


D'improvviso crebbe e bruciò via quell'infanzia folle,
la finse normale
pur di non aver difficoltà a rapportarsi con le donne.
Ma andava male:
s'innamoravano di lui perché sapeva fermare il tempo,
era passionale,
ma si legava tanto da riuscire a diventare un violento,
un animale.


Oggi lui vive sull'insegnamento di tutti gli errori che ha commesso,
vent'anni a fingersi uguale agli altri, quando è bello perché diverso:
non è mai stato un malato mentale, ma prigioniero di un complesso,
che non gli faceva capire d'aver vinto quando credeva d'aver perso.
Era fragile, incompreso, ed ogni episodio che poteva essergli fatale,
lo ha reso una persona vera che, nonostante tutto, resterà immortale.





Uno a caso