06/02/2010
è la trasposizione più sincera di un'anima sgualcita,
di un corpo imperfetto. Morirei per colpa di uno specchio,
ma vigliacco, sfuggo al mio sguardo tutte le notti, a letto.
D'un tratto, vedo intorno a me nient'altro che perfezione,
fasci di rose, coppie che paiono fuse con l'oro, e tra loro
scorgo un'anima solitaria che siede lì ad osservare:
io, con comico coraggio, le chiedo: "Vuoi ballare?"
"No".
Le coppie si dividono non senza un sorriso d'intesa,
mentre io, al bar, bevo un amaro invito all'attesa.
Forse dovrei imparare da questi esperti seduttori:
"Cameriere, un altro amaro. Maestro, ancora un giro".
Ah, quanto invidio questi amori, e... che vergogna!
Che vergogna essere spettatore del mio più grande sogno!
Giorni, mesi, passi e amari affogati in un mare di speranze,
diverse gocce sparse sullo spartito di questa triste danza.
Le coppie si salutano e rimandano a domani il nuovo ballo:
gli uomini saranno delicati con la propria donna di cristallo.
Ormai ubriaco, accolgo una speranza nuova e faccio per uscire:
perché fuori, forse, c'è la mia donna che non sa ballare.


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