22/03/2006
In verità non ho un luogo specifico in cui mi isolo dal mondo, ci riesco bene anche in mezzo alla gente. Sì, perché sono un sognatore e sognare spesso porta alla distrazione, stato mentale che spesso fa parte di me.
Però, quando sono solo, la mia mente inizia a viaggiare; e non mi limito semplicemente a tenere per me queste esperienze, perché lascerebbero il tempo che trovano ma, ogni qualvolta che c'è un evento o un piccolo episodio che cambia o rinnova qualcosa dentro me, lo scrivo. Nella mia penna c'è fantasia, cuore, rabbia, sfogo e follia. Nella mia camera, al computer o, nel caso di una dedica, a mano, trovo un'atmosfera calda, creatasi apposta per me.
Una poesia, una canzone, una lettera, un tema o una metafora nuova, sono soltanto la stesura di quelle che sono semplicemente le mie emozioni, ciò di cui io vivo!
Nella mia stanza spesso mi chiedo se nella vita servano più le armi o i sogni, visto che con questi ultimi più o meno mi trovo bene, più con gli altri e meno con me stesso. Amo, sogno, penso, rifletto, ascolto, piango, rodo, ferisco, capisco e faccio capire: azioni tutte manovrate dal cuore, il pittore della vita.
Nella mia stanza spesso mi chiedo se nella vita servano più le armi o i sogni, visto che con questi ultimi più o meno mi trovo bene, più con gli altri e meno con me stesso. Amo, sogno, penso, rifletto, ascolto, piango, rodo, ferisco, capisco e faccio capire: azioni tutte manovrate dal cuore, il pittore della vita.
Ho scelto di svolgere questa traccia perché avevo bisogno di sfogarmi ed in qualche modo sto appagando la mia esigenza.
Riporto qui di seguito l'unica lettera, peraltro recentissima, che ho scritto a me stesso:
"Caro Michele,
Riporto qui di seguito l'unica lettera, peraltro recentissima, che ho scritto a me stesso:
"Caro Michele,
ho bisogno di conoscerti meglio, o se già ti conosco bene, vorrei quasi cambiarti perché mi sembri troppo diverso dagli altri maschi della tua età. Ti vedo conciato male: sai a realtà com'è ma credi ancora alle favole; sai trascinare le persone nella tua fiaba ma trascini anche quelle sbagliate; dici di voler pensare più a te stesso ma non lo fai perché sei conosciuto come un dedito altruista ed innamorato della felicità altrui. Pensi troppo agli altri, perché hai paura che ti giudichino per ciò che non sei e non vuoi mai sfigurare con nessuno. Non ti stanchi mai di conoscere, ma conosci molto poco di te. Io non so cosa fare per riprenderti, sperando che questo rimprovero ti servirà a qualcosa, ti saluto dicendoti che sì, ti voglio bene, ma non posso proprio dire di amarti."
Beh, forse 'scrivermi' è servito a farmi capire che dalla nuvola su cui dormo sta scendendo un po' di pioggia.
Però, cavolo, non può sempre piovere. Anche la notte sogno delle cose che riguardano questa mia ricerca della felicità, che però non si è ancora rivelata a me. Però c'è, ed io sarò pronto ad accoglierla.
Michele Di Sarno
IIIc
22/03/06"
IIIc
22/03/06"


2 commenti :
prendesti la sufficienza? beh mike, un po' di pazienza, la creatività e le riflessioni personali non vengono mai apprezzate a scuola ( è successo anche a me ;) ). ci vogliono tutti uguali, così siamo più facili da gestire.
michela
Non me la prendo di certo con la professoressa, però non ricordo perché ho continuato a scrivere nonostante questi "ostacoli"!! :-)
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