27/07/2010
Un poeta mi ha insegnato che non occorre molto tempo
per raccontare di un'emozione tra le righe di una poesia:
io ho subito notato che c'è un lampo tra l'inizio e il punto
che accende i cieli, ed è allora che la poesia diviene mia.
Mia come te, che resti dentro pur nascendo in poche ore
in cui ti ho capita, sentita, baciata, avuta, anche amata.
E conoscendomi, non è stata un'ingenua improvvisazione.
E conoscendoti, non ho sbagliato: resterai indimenticata.
Felice, ora mi sento come un disegno finito, meraviglioso,
di una bellezza tale da rischiare di rovinarlo con un soffio:
sei tu l'artista, ad opera conclusa mi hai tenuto per poco,
per poi regalarmi l'eternità nei musei in cui mi hai esposto.
Non avrò un tempo nuovo per sfiorare i tuoi capelli d'oro,
e non avrò più un solo attimo per saggiare la mia empatia.
Ma le mille lancette di fuoco girano tra i miei sogni ancora:
sei poesia scritta d'un fiato, ed oltre la notte resterai mia.


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